Negli ultimi mesi Trapani ha conosciuto un ciclone che ha travolto sport, informazione e parte della sua vita pubblica. Tra esclusioni, penalizzazioni e segnali televisivi spenti, la città si muove tra cantieri e transenne: lavori che provano a disegnare un futuro diverso (pur contrastando le opinioni di una buona parte della cittadinanza) e interventi necessari per combattere le ataviche criticità urbane che si trascinano da troppo tempo.

Eppure, mentre il rumore di queste vicende fa da colonna sonora alle cronache quotidiane, Trapani torna a guardare al rito che da oltre quattro secoli ne custodisce memoria e identità: la Processione dei Misteri, che, nel corso della sua storia, è stata stoppata soltanto dalla guerra mondiale e dai due anni di pandemia Covid. L’edizione 2026 si appresta ad essere ricordata come una processione speciale, perché, dopo sessantotto anni dall’ultima volta, avrà per epicentro la Chiesa del Collegio dei Gesuiti, per via dei lavori attualmente in corso nella chiesa del Purgatorio.

A causa di ciò, la tradizionale aria di attesa che si respira solitamente in questo periodo è ancora più marcata, perché c’è la consapevolezza di apprestarsi a vivere una pagina di storia speciale, che verrà ricordata per sempre. L’itinerario di quest’anno sarà interamente incentrato sulle vie del centro storico, la cornice naturale di questa lunga processione piena di storia, nonostante lo storcere del naso di alcuni ristoratori che ogni anno vedono il passaggio dei Sacri Gruppi quasi come un fastidio, per via dello smontaggio dei loro ingombranti e a volte pacchiani posti a sedere all’aperto. Per il resto, nonostante la modifica della propria “dimora”, i Sacri Gruppi dei Misteri sono pronti ad essere riabbracciati dalla gente, accompagnati dalle tradizionali marce funebri, le cui note echeggeranno per ventiquattro ore, in attesa della Pasqua. Con la speranza che a risorgere siano anche i cuori di una città ferita dalle vicende sportive che continueranno ad essere cronache quotidiane per chissà quanto altro tempo. L’auspicio è che lo sport e l’informazione televisiva in città tornino ad occupare il posto che meritano, stavolta senza finti messia.

Francesco Genovese

Articolo pubblicato sul periodico EXTRA, ANNO 27 – n.117 – Marzo/Aprile 2026